Eccola qui, la linea rossa

Nella cornice dell’Onu, durante la festività più solenne per il popolo ebraico, lo Yom Kippur, il presidente iraniano Ahmadinejad era tornato a profetizzare la fine dei tempi e l’inevitabile scomparsa dello stato ebraico. Poi, come in un copione che va avanti da vent’anni nella guerra non dichiarata (ancora) fra Gerusalemme e Teheran, ha parlato il premier israeliano Benjamin Netanyahu.
17 AGO 20
Immagine di Eccola qui, la linea rossa
Nella cornice dell’Onu, durante la festività più solenne per il popolo ebraico, lo Yom Kippur, il presidente iraniano Ahmadinejad era tornato a profetizzare la fine dei tempi e l’inevitabile scomparsa dello stato ebraico. Poi, come in un copione che va avanti da vent’anni nella guerra non dichiarata (ancora) fra Gerusalemme e Teheran, ha parlato il premier israeliano Benjamin Netanyahu. “Bibi” è intervenuto ieri in un momento drammatico, con i mullah iraniani che marciano spediti verso un nuovo ordigno atomico (sempre ieri l’annuncio di una nuova fabbrica di plutonio ad Arak) e le tensioni con gli alleati americani su come fermare Teheran. Il più grande merito di Netanyahu è aver costretto il mondo a occuparsi dell’atomica iraniana. E’ stato Netanyahu a imporre nomi come Natanz, Bushehr e Fordo nella geografia politica e militare internazionale. All’Onu Bibi ha chiarito che Israele non riporrà la propria vita nelle mani di altri, che “non sarà più rimosso dalla propria terra”, che l’Iran è “la più grande minaccia al mondo” e che i pasdaran non si doteranno mai di ordigni atomici. Netanyahu ha detto che “chi si oppose a Hitler aspettò troppo a lungo”, rinnovando il paragone fra l’Iran e la Germania nazista. Ha scandito che “la diplomazia non ha funzionato” sull’Iran e che l’unico modo per fermarlo è “stabilire una linea rossa”, come fece Kennedy nella crisi dei missili a Cuba. Netanyahu ha mostrato un diagramma fatto a forma di bomba con le cifre iraniane dell’arricchimento dell’uranio. “Sono al 70 per cento del lavoro”. Poi ha tracciato con un pennarello rosso una linea, prima del “final stage”, quello della deflagrazione.
I prossimi mesi ci diranno come lo stato ebraico avrà deciso di spegnere le diaboliche fornaci iraniane. Un blitz preventivo di Israele è una decisione drammatica, e oggi è aggravata dall’andamento discontinuo dei rapporti con l’Amministrazione Obama. Un’aggravante molto pericolosa.